sabato 20 settembre 2014

Cosa fa un bolscevico quando si tuffa nel mar rosso?

L'arte non fiorisce grazie alle sovvenzioni e non fiorisce in una scuola d'arte, musica o recitazione. E' qualcosa di più spaventoso, sordido, divertente e di più vero delle certezze di un qualsiasi insegnante, politico o istituzione.
E questo perché la sua essenza è la stessa dell'anima. E' il contrario della visione razionale del mondo. Per questo corre sempre il rischio di essere disprezzata.
Questo pensiero è il mio passaggio. E' il passaggio dal mar ligure all'oceano.
E' più salato il mare o l'oceano? Ci sono tante teorie, ma io l'oceano non l'ho mai visto. Eppure l'ho sognato ieri notte.
Mi sono svegliata all'improvviso con l'immagine del passaggio. Un mare che si apre e io che ci cammino in mezzo. Poi tutto si richiude. Risalgo e diventa oceano. E io sono lì. Da qualche parte.

"Il passaggio da mare ad oceano. E' il punto di passaggio. E' un sogno".
"Ti sei già addormentata?!? Sarà il troppo studio...".
Fassby mi risponde ironizzando sui libri che sto' tentando di studiare in 3 giorni.. E io, tra un libro e l'altro, e un sonnellino, avevo appuntato, mezza rimbambita, in una bozza, questo sms per lui. Era una sensazione piacevole. Di equilibrio e amore. Volevo condividerla con lui che come me pensa che dall'acqua proveniamo e lì ritorneremo.

Mi sono chiesta tante volte perché io sia approdata al teatro più di dieci anni fa. Lo so che John vorrebbe che dessi prima all'analisi il merito della mia ricerca. Che lo riconosca. E io lo riconosco. Ma prima di tutto riconosco me stessa. Perché lui da solo, senza di me, e io da sola senza di lui, non sarei mai riuscita. L'amore si fa in due. Il sesso anche da soli o anche in gruppo. Passa e poi distrugge se non si condivide niente d'importante, fondante e desiderante. E se non si ha il coraggio di sanguinare veramente e mettersi in discussione.

Ho scritto ieri a John che non rinnego nulla di lui e del nostro rapporto, ma la lontananza da lui e dal suo studio mi stanno facendo riflettere e crescere.
Pensa che io sottovaluti la profondità del mio rapporto con lui. Tutt'altro. E' in sua difesa che ne sto' lontana. Dopo eventi che lì sono accaduti e hanno inquinato me e lui. Voglio molto, molto bene a Giovanni.

Non sono ferma. Non lo sono stata. Ho viaggiato ( low-cost perché il mio conto sta' raggiungendo lo zero). Ho incontrato persone vere. Marco di Asuchwitz.. E la Polonia. Così semplice ancora in un Europa che ci vuole tutti uguali. Tutti uguali. Senza identità. E' mai possibile e veritiero da accettare?
Non c'è unità senza rispetto e fondamenta.

Ho scritto. Portato avanti i miei progetti e chiuso alcuni rapporti che non mi facevano crescere e stare bene.
Perché dai miei errori almeno ho capito che è inutile trascinare o portare avanti scambi basati sulla sfiducia e sull'idea di potere.

Di contro se ne sono aperti altri. Di rapporti. Anzi, Riaperti. Quello con mio padre soprattutto. E' il rapporto più importante. E nella sua decostruzione e ricostruzione, John mi è stato vicino. Anzi, è stato fondamentale perché io ho sempre difeso l'idea del padre. Per sopravvivere alla violenza psichica mi ero adattata ad un'idea da Mulino Bianco. E stavo male.
Fuori ero "carina". Gentile e dolce. E dentro urlavo. E dal momento che io non avevo il coraggio di farlo, l'ha fatto il mio corpo per me. Con febbri e sangue e la mia "volontà" che mi trascinava in ufficio.
John in tutto questo è stato fondamentale. Perché sono arrivata quasi dissanguata da lui. La vita, la mia verità usciva fuori e mi parlava nei fiumi di quel rosso. Che è il sangue dello sfondo di questo Blog.
Non l'ho scelto io. L'ha scelto Ragazzo. Cuore Fragile tre. Che non ama essere chiamato così. Ma questa è la mia storia e non posso censurarmi ed essere disonesta con me stessa. Ci sono azioni che hanno conseguenze. I miei occhi e il mio corpo rigettano le ferite nella scrittura. Io non ho più paura di essere dicendo la verità dei miei pensieri. Lui, Ragazzo, consciamente o no, ha scelto il colore del sangue che ci accomunava. Il dolore di un desiderio di non essere travolti da un potere.
Poi ha preferito uccidere. Qualcosa. Non me. Nessuno ha questo potere sulla mia essenza, se non me stessa.

E scrivendo onestamente sono rimaste le persone che mi amano. Nonostante tutto. E sono rimasta io. Che sono poi quella che mi accompagnerà fino alla morte. E' una banalità dirlo, ma una difficoltà insostenibile da praticare.
Non sono perfetta. Per fortuna. Ma sono onesta nei miei errori e disposta a riconoscerli e riconoscermi se incontro altra onestà.
John è onesto. Anche Diego nella sua disgregazione. Nonostante il dolore e il male. Il mio Mr D. Perché ci sono errori ed errori, ma di fondo c'è sempre una condivisione profonda di qualcosa che ha a che fare con una verità. E se si tocca la verità senza paura, allora l'essere umano resta. Nonostante gli errori. Nonostante gli sbagli che ognuno di noi fa e farà. Figli di un'imperfezione che nasconde la vera Bellezza. La sua artisticità, la sua arte toccava e si condivideva nella mia.
Questo resta. Per questo siamo rimasti. Malgrado tutto.
Ma di lui, di Diego, scriverò più avanti. Non ora. Perché è un altro rapporto in riapertura, di cui scriverò a parte.

In questo blog, descrivo la mia vita per le cicatrici che hanno lasciato sulla mia anima. Non m'interessa più essere carina o "accettata" o "potente" nell'idea del sociale, ma vera.
Alla fine di questo percorso terreno, che descrivo in queste "pagine" virtuali, non resterà nulla. Non sopravviverà il mio conto in banca ( già al limite della sopravvivenza..), gli amici veri e quelli più o meno fidati, le mie fotografie su facebook... ma sopravviverà, forse, il peso della mia anima. E se non è pesante, si perderà nel nulla della polvere che spero sia gettata al largo del mio mar ligure.
Ecco. Digressione egocentrica.
O Fassbinder! Amico mio. Ho fatto testamento. Ricordati e non tradirmi: hai il compito di cremarmi e gettare le mie ceneri al largo di Riomaggiore!
Voglio tornare nel mare da cui tutti proveniamo. L'acqua. Sono nata lì. Nuotando nell'acqua del ventre di mia madre. E lì morirò. Nel ventre del mare. Che per me è sempre stato paterno. Ma prima devo conoscere ed assaggiare l'oceano.

L'oceano. Ora posso andarci. Ho iniziato a fare analisi prima e poi teatro e musica e la scrittura per indagare la verità dell'essere umano e la sua anima. Per la verità dell'esistenza. Non mi stancherò mai di riappropriarmi di questa parola: VERITA'.
Non mi bastava, anzi ero profondamente infelice nell'adeguarmi ai lavori normali e ad una vita secondo le regole "imposte". Non vere.
Io non inseguo i soldi. Tantomeno la fama o il riconoscimento dell'altro e degli altri.
Io inseguo la verità dell'esistenza. Della mia dapprima, chiaramente. E se per farlo devo attraversare anche ciò che è sconveniente, pornografico, brutto, o sporcarmi ancora, lo farò.
Se il risultato di ogni mia azione sarà uno scandalo o verrò disprezzata o messa sul rogo come una strega, ecco, allora avrò la conferma di avere raggiunto la verità.

"Io penso che scandalizzare sia un diritto, essere scandalizzati un piacere e chi rifiuta il piacere di essere scandalizzato è un moralista, il cosiddetto moralista". 
Salò o le 120 giornate di Sodoma. Pier Paolo Pasolini.






lunedì 15 settembre 2014

Je suis ta pute!

Ho sognato Pepe. Ecco. Ancora. Lo sogno sempre. Lui è stato l'amore della mia vita. Forse l'unico significativo finora. Finora.
Nel sogno tornava in Italia. Lo incontravo in un locale. Ma lui non mi vedeva. Era con amici. Una ragazza vicina.
Io ero in una terrazza con la mia nuova vita. C'erano i miei. Othello. Lo guardavo, da lontano, dalla terrazza. Come nella vita. Che ancora lo guardo come una spia in lontananza.
Per qualche ragione al mio tavolo è ricomparso anche Mr D. Che fumava. Tranquillo e sicuro che un posto alla mia tavola l'avrebbe avuto sempre.
C'erano tanti uomini al mio tavolo eppure l'unico amato era lontano.

C'era anche Othello seduto. E' tornato nei miei giorni, con una presenza discreta e stabile. Nel sogno dichiarava il suo amore. Ma se ne andava. Si alzava dalla mia tavola dicendomi: " Non sono io il tuo amore".
Io non capivo. " Chi ami è qui". E non capivo se si riferisse a Mr D. o a Pepe.
Ma ho lasciato Mr D. al tavolo mentre Othello se ne andava. E sono andata a vedere dalla terrazza Pepe. Nel vederlo per me era chiaro che l'amore fosse lui.
Poi lo vedo andarsene su un asciugamano da spiaggia con una donna. Non bella. Meno bella di me, ma più pesante. Meno colorata. In bianco e nero, ma più pesante. Ecco. Più pesante.
E vola via con lei. Poi però lo incontro. Quando atterra e devo parlargli. Mi fa vedere un bambino. Lo prende in braccio e mi dice con il suo accento spagnolo che è suo figlio.
Dietro appare la compagna, la "moglie", quella in bianco e nero e monoespressiva.. che ne tiene in braccio un altro e se ne vanno insieme. Mi dice solo che in tutto quello ha trovato il suo equilibrio. Ma lo dice rassegnato e spento.
Andandosene io resto con la domanda di dove fosse il mio con lui.. Di dove fosse quindi il mio equilibrio con lui... tanti anni..  e del perché io abbia amato e sia stata amata da uomini che poi hanno trovato equilibrio in donne tanto diverse da me.

"Annalisa, forse tu non sei fatta per dare equilibrio. Non è una colpa e non significa che tu di equilibrio non ne abbia... significa solo che non sei una donna da sposare per fondare un nido d'infanzia in cui regredire felici".

E' Fassbinder. Si. Sempre lui. Gli scrivo domande e lui risponde con una chiarezza su di me che mi stupisce. Scioglie ogni mia paura.
Oggi siamo andati in una casa discografica io e lui. Un'etichetta indipendente. L'ho recuperato nel circolo di Oberdan e siamo andati fuori Milano. Lui con la sua macchina fotografica ed io con i miei copioni, progetti, canzoni..
Mentre guido cade il navigatore una decina di volte. Fassby ride. Io guido male e sbaglio strada. Poi parlo saltando da un argomento all'altro, ma sono serena perché sento che c'è la condivisione di un desiderio.
La casa discografica si trova in un centro commerciale che dismetteranno. C'è il senso dell'enorme e dell'abbandono.
Saliamo. C'è FabionRhett. Due musicisti. Uno è compositore e produttore.
"Uh.. FabionRhett, ma c'è un uccellino vero in mezzo a tanti manichini lì fuori!". E Fabionrhett ridendo "Si.. si.. ce l'ho io l'uccellino vero..". Ridono tutti. Anche Fassbinder che con me aveva visto l'uccellino in gabbia.. Isolato e rinchiuso in un magazzino dismesso.
Parliamo della Mala e di Bacharac. I miei progetti. Ma sulla Mala si soffermano. E su quel progetto investirebbero. In produzione e composizione di nuove musiche.
Giulio ha le idee chiare. Lascerebbe Bacharac da parte per un tempo, per concentrarsi sulla Mala.
E parlando con loro, si aprono scenari e idee. Devo mandargli via mail i testi e il copione.
Poi presento Fassby: "Lui è il fotografo di tutti i miei progetti".
Mentre andiamo via, parlo con Fassby. Lo accompagno in stazione con la kia e parliamo di arte. Gli chiedo di scrivere a quattro mani con me la Mala. Di contribuire in uno scambio di immagini. E felice risponde di si.
Stiamo a parlare quasi un'ora a Cadorna.  Rilanciamo immagini. Associazioni. Poi gli racconto di Mr D. Per spezzare il flusso.
Gli racconto che ci stiamo sentendo di nuovo. Che dice cose profonde. Che ha letto Bacharac, ma che vuole prendersi un anno sabbatico.
Non riesco ad odiarlo. Lo dico ridendo a Fassby.
Mr D. anche ieri mi ha scritto cose belle sulla mia artisticità.. su se stesso con me.. e poi ... dopo una serie di pensieri profondi, al limite dell'incredibile per lui.. ha concluso con: " Ho comprato 10 nuovi oggetti al sexyshop. Vieni qui e provateli per me".
Mi sono messa a ridere. Come stasera che mi scrive dove fossi e con chi.. e poi termina comico: " Parlami in francese.. dimmi in francese le cose che mi dicevi per farmi venire..".
"je suis ta pute
toute seule chez moi
et je m’ennuie sans toi
je me caresse la chatte avec les doigts
je suis ta pute et toi mon roi!.. "
L'inizio di una canzone erotica. "Magari questa la musichi..". Rido.
"Si. Vabbé.. mavaffanculo... Buona notte".
Tutta questa comicità... scoppia e tace dopo una giornata d'amore.

giovedì 11 settembre 2014

Crystal's crumbs

"Capisci ora perché vado sempre in giro da solo?".
Lo capisco. Eccome. Mio forte ed unico Fassby.
Io ho alternato momenti in cui la mia diversità la trattenevo sotto il letto. Sotto le parole di Shakespeare. 
Rapita dai mondi paralleli. 
Non trovavo un "altro" in grado di comprendermi. Un "altro" che non mi costringesse ad essere  "normale". Un "altro" che mi legasse al "lecito".
E cos'è questo lecito? Che forma ha?
Poi ho usato la mia diversità trasformandola in carismatiche comicità. La mia maschera per nascondere una profonda disperazione per un reale spietato contro l'unicità.

Siamo tutti così uguali. Stiamo diventando tutti così uguali.
Non voglio più persone per "cortesia" o "passare il tempo". 
Non farò più nomi. Non leggo più messaggi a caso.
What do you feel? Are you really breathing my soul?
Li soffio via. I pensieri di chi non pensa e non sa che vuole.
"Siamo scomparsi ?". ... fffffffffffffff...... un soffio.. e i numeri del suo cellulare scivolano giù nella coda dell'etere e del normale. Mr D. Resta solo una lettera ora e qualche numero.
Io non ti sento. Non ti sento più. Cosa rappresenti ?Dimostralo. Dimostrami di avere un qualche peso nella mia esistenza.
O resterai un'ombra. Di una mia idea. 
Elevo e non esiste. Senza odio. Non riesco ad odiarvi. My Crystal Heart. Where are you now? 
Sento le loro risate. Uguali alle altre. Quale omicidio nel mettere a letto il bimbo che piangeva in loro. Lui piange a letto, mentre voi ridete fuori. Dimenticandovi delle sue ferite.
 
"Sei fidanzata?". Questo conta ora per te? Se anche fosse, avresti perso il tuo potere sul mio sesso?
Io non appartengo. Pattino sul senso di una ricerca.
E non sento più la mancanza di cuori infranti. Ho tra le mani solo briciole di cristallo.
Non è stato vero niente? Neanche le mie ore? Gli scritti? Nulla?

"Non mi manca il ricordo di un'illusione. Non odio, ma la mia ricerca in questa vita è legata all'amore".
"Anche la mia"

Ed è per questo che ci siamo incontrati e da mesi siamo qui a scriverci. In un cerchio da "solo" a "sola".
Non voglio sedarmi dalla mia unicità. 

giovedì 4 settembre 2014

Spidergirl: eroina anti-dipendenza..

Il mio scoglio. Un po' di sole malato e il mare ibrido. E' un attimo. Mi addormento. Soffro d'insonnia. Più che altro non riesco a dormire la notte con i rumori "normali", ma vicino al mare in movimento.. è un attimo.
Ho scoperto che dormo nelle seguenti situazioni: in aereo (meglio se con turbolenza forte al limite della tolleranza); in barca o in nave ( con maremoto imminente); sulle montagne russe; con il phon accesso.
Mio fratello si chiedeva da chi avesse preso Emanuele che dorme solo con il phon (appunto...) oppure grazie ai rally che gli faccio fare in carrozzina.. Ride come un matto..
"Semaforo verde!"; "Via!"; "Curva pericolosa!"; "Sorpasso!!"; "Vroooooooooooommm...!!".
Dopo tre curve e qualche semaforo verde.. crolla stecchito. E un po' mi dispiace perché io mi diverto come se non più di lui.
Il nipote ha preso dalla zia. Irrequita. Pas du tout tranquille. Dovrei trovare un uomo che la notte mi faccia fare i rally per addormentarmi. Ma incontro solo uomini così normali e sedati che forse devo ricorrere al phon ( o magari mi compro un vibratore.. anche se mi fa un po' donna newyorkese da Sex and the City cool e un po' annoiata..).

Ma tutto questo è ininfluente perché di segnali bizzarri è il racconto d'amore odierno. Lo scoglio fa parte della sceneggiatura o scenografia.. anzi forse è un protagonista..
Anche il mare e il suo movimento sono personaggi della storia. Insieme con la mia resistenza ad un sonno quieto che sa di morte. Chissà che non sia la morte che rinnego nei miei risvegli..
In questa giornata di fine settembre, sento qualcosa che cammina tra le mie gambe. Scaccio a caso con la mano. Poi mi ritrovo fili strani. Ragnatele?
Mi sdraio nuovamente. Ancora sento qualcosa che mi cammina tra le gambe. Via! Adesso basta! Ritorno giù. La testa verso il sole. Giro la testa e lui mi guarda. Ha il corpo di un verde brillante. Le zampette gialle fosforoscenti e la testa inespressiva, ma talmente ferma che pare che qualcosa voglia dirmi.
Cosa vuoi da me ragnetto verde? Non sono un insetto digestibile. Forse ho un odore strano? O mi trovi sufficientemente interessante da irretire le mie gambe?
Gli parlo. Tanto ormai vedere qualcuno parlare da solo in giro, o in spiaggia, è cosa "normale". Sembrerà che parlo con qualcuno al telefono. No. No. Io sono matta. Io parlo con i ragni.
Dovrei mettere gli auricolari per sembrare "normale"? Me ne frego. Da sempre. Di diventare quello che non sono per andare dietro ad una dittatura sociale, proprio non mi va. Da sempre. Che noia.
Il mio amico resta lì. E io leggo. Dopo un po' lo vedo volteggiare tra uno scoglio e l'altro. Se ne va. Peccato. Mi era simpatico. Ed aveva un bellissimo colore.
Leggo Hillman. Mi sono comprata un po' di libri suoi. Ed ecco che proprio sulla parola "anima" appare un altro ragnetto nero. Piccolino e con un ritmo rapido e tarantolato. Mi fa ridere. Perché è troppo piccolo per sembrare una tarantola. Si ferma lì. Su quella parola. Va bene. Vi siete messi tutti d'accordo.. Voglio stare in pace. In esilio. Davanti la casa bianca di Shelley. E pensare alla mia morte. Va bene?!? Ragni noiosi!
E' ora di tornare a casa. Mi sento pizzicare. Zanzare? Mi do' una manata sui polpacci. E tra il dolore alla mano e al polpaccio per il mio colpo violento, ci sono pure tre buchini.. Poco più in là un ragno che scappa goffo. Come se fosse stato preso sul fatto..
Mentre rientro a casa continuo a grattarmi le gambe. Accidenti. Ci mancava anche questo. Oltre ai lividi e alle gambe piene di croste dopo l'ultima caduta in corsa.. Sarà stato velenoso? Morirò così?!?
E se non dovessi morire... Ora? Un maschio vero non "investe" su una donna grandicella, piena di lividi, che si gratta e che parla con i ragni.. Fossi almeno un po' tranquilla.  O sapessi cucinare e tremare al momento opportuno.
Tutti i miei tentativi e sforzi per sedarmi e diventare una donna "normale" e "acchiappabile".. stanno svanendo.. e per colpa dei ragni!

Leggo e leggo. E' notte. I miei vivono fuori dal mondo. Si vede il mare, ma c'è un silenzio innaturale a volte.. Prenderei anche il phon per provare a dormire e fare una notte "quieta e serena".. lo prenderei se non svegliassi "the others"..
Devo dormire. E magari senza i soliti sogni che invadono il mio corpo. Senza pensieri. Quasi morta ecco.
E' buio. Niente da fare. Accendo la luce e mi trovo sopra la testa un bel ragno dalle zampe lunghe e affusolate, il corpicino che sembra un puntino nero.. che oscila sopra di me. Sembra una ballerina. Sarà femmina? 
Sta' lì. E mi guarda. E certo: parlo pure con lui ( lei?). Magari è transessuale. O semplicemente si è ritirato dal mondo erotico ed è qui per dirmi qualcosa. Anche lui. Io gli parlo. Ma lui non risponde. Sta' lì. E pensare che dei ragni da piccola avevo paura ma da quando... Oddio! Il sogno con Fassbinder.. e il cucciolo di ragno che avevamo adottato e che era scappato dalla mia kia perché i "normali" ci avevano invaso e volevano farci fuori.
Ci sarà un collegamento? Perché io non sono mai stata così attraente per i ragni come in questi giorni..
Dall'esterno la cosa potrebbe anche essere divertente. O l'inizio di una drammaturgia. La ragazza che parla con i ragni. Potrebbe anche essere un modo diverso di fare analisi. Tanto il ragno non risponde. Magari è John che viene a parlarmi preoccupato. Non credo. Ma mi fa ridere crederlo.
Mi gratto il polpaccio. Ma Spiderman non divenne un supereroe proprio dopo essere stato morso da un ragno?!?
Diventerò SpiderGirl?!? Cerco nel web.. e certo.. dove potrei cercare se non nel web.. E trovo immagini di supergirl.
Fantastico! A me i Supereroi sono sempre piaciuti. Da bambina amavo Spiderman, appunto, meno Superman perché era troppo americanamente figo.. Con la pettinatura da imbecille. E poi Batman. E tanti altri.. Ma il supereroe.. O la supereroina.. Se non fosse che "eroina" mi riporta a Mr D. e alla sostanza che l'ha reso larva.


E io che cosa potrei salvare? Le donne? La femminilità? O diffondere la mia risposta? Anzi la mia super-risposta. La risposta da un milione di dollari. Come l'uomo e la donna bionica ( altri supereroi della mia epoca).
Perché la rispostona è arrivata. Ecco. Tra un ragno e l'altro. Ma è mia ancora. Posso provare a fare la Spidergirl. E preservare la mia "anormalità". Come un dono. E in quell'eroismo, in quel costume teatrale, dare i messaggi e le mie risposte o "salvare" chi vuole essere salvato. Chi urla veramente. E non più pseudo esseri umani che poi si doppano del normale per essere accettati e congiungersi con altri simili finché morte non li separi...
Solo esseri umani che urlano veramente. Proprio come il ragno del mio sogno.
Perché tutti vogliono la libertà. Almeno la proclamano. Ma come dice Osho: "Nessuno è veramente libero. E nessuno vuole veramente essere libero, perché la libertà comporta responsibilità; non arriva da sola".
E la mia risposta non è arrivata da sola. Mi è costata dieci anni di analisi. Rinunce e schiaffi. Mi ha portata nelle viscere. Dove c'è una voce calda. Libera si, ma piena di responsabilità.
E da un potere o una fonte nuova e potente, appena trovata, derivano grandi responsabilità. 
Magari mi sto' salvando?






domenica 31 agosto 2014

Touch and go

"Ti penso ogni giorno. Sei sempre nel mio cuore. Volevo che tu lo sapessi Annalisa".
Mi sveglio  una mattina di queste mie ferie low cost, in Liguria, con l'sms di Mr D. Il mio Cuore Fragile numero due.
Non so se rispondere. Sono mesi che ho deciso di chiudere un gioco perverso. E ogni tot si ripresenta tentando di amare. O "fare sesso".. boh..
Sono lontana da lui.
Sento le ferite e la mia incoscienza. Sono stanca di una mancata umanità.
Quello da cui sono fuggita e che mi spaventava, mio padre, ora torna. Per recuperare.
Mi aveva chiesto scusa un mese fa. Mentre lo andavo a prendere in ospedale.
Ora sono a casa e da una settimana vuole comprarmi una macchina. Lui che non voleva neanche che la prendessi la patente. Perché ero incapace. Distratta. Inutile forse. Le sue paure su di me per distruggermi.
Mai un soldo per aiutarmi. Mi mantengo a stento e con orgoglio da sola da quando avevo 19 anni.
Ora torna in maniera così forte. Imbarazzante a tratti per me che non sono abituata a ricevere.

E' passato. Dimentica Annalisa. Dimentica. Lui è diverso. Sono passati tanti anni. E io non soffro più. Non soffro più?
Non è vero. Tremo ancora a certi suoi cambi d'umore. Quando urla a mia madre perché non ce la fa e lo limita con e nella sua malattia. Tremo ancora anche se i cambi ora sono diversi e vuole darmi.
Fassbinder dice che così è più semplice; Rhett di accettare solo se è proprio necessario e di non illudermi troppo per un cambiamento.
Eppure sono io ora ad esistere come persona diversa e lontana.. Eppure.. So solo che sono nata da sola, tra fughe e sangue evaso per strada. In tutti questi anni in cui ho perso anche un po' di me. In nome dell'amore..
Per approdare da John.
Gli ho scritto qualche giorno fa. Voglio interrompere l'analisi. Non mi è mancato in quella modalità. Niente di quello che è in quello studio. Le parole e tutto questo dire.. I soldi. La verità che si declama, ma ...
Gli ho detto che c'è un neo tra me e lui. Ho tentato di fargli capire che l'amore non ha prezzo. Ed è l'unica cosa che salva. E che per certi aspetti non mi sono sentita compresa.
C'è un "gap" di senso circoscritto ad una mia responsabilità. Eppure non si è in due? Forse.
Non si può vendere. L'amore. C'è un controsenso. Un conflitto.
Ora, solo ora, sono consapevole che solo l'amore può salvare. Solo l'amore mi ha potuta salvare. Quel grido primordiale anche quando non potevo fuggire..era un grido d'amore.
Quello che chiamo e ho chiamato per tutti gli uomini fragili che mi hanno riso in faccia.
Non sono arrabbiata. Sono in cammino verso una sorta d'indifferenza. A John voglio molto bene perché è onesto, ma a volte etichetta di "utopia" pensieri che per me hanno un valore profondo.
La sofferenza più grande è rendermi sempre più conto della mancanza di amore e del paradosso perverso dei messaggi di amore con cui ci bombardano.
La maggior parte delle persone che incontro non sa amare. Ho occhi nuovi grazie all'analisi. Gliene sono riconoscente. Eppure qualcosa deve cambiare o è cambiato.

Ho risposto a Mr D. Ora è la danza degli sms e degli inviti.
Gli sarà venuta nostalgia del mio corpo e dei miei giochi. O sarà a secco di carne. Non ha capito che era solo per amore che c'ero? Anche in quello.. Ma ora che mi sto' risvegliando, vedo che lui non sa amare.
E come potrebbe se non ama se stesso?

Quasi dieci anni fa entravo nello studio di John con il fallimento nelle lacrime.
E in quell'amore e il suo fallimento avevo già la risposta. Avevo già tra le mani qualcosa che poteva  portarmi dentro me stessa. Nient'altro poteva portarmi all'interno della mia ghianda e del mio senso.
Tutto il resto è ben al di sotto dell'amore. E non lo sappiamo. Continuiamo a comprare merendine del Mulino Bianco e fare secondo l'età, le etichette, per consumare le ore, la vita adeguandoci a qualcosa. Ma a che cosa? Sarei pronta a farmi fuori piuttosto che adeguarmi. Mi farei fuori senza un senso autentico. Io non lo so se John l'abbia capito. Che senza un amore fondato su una verità, io non so vivere.

"Mio padre è mio padre, va bene. E' più complesso. Ma perché Mr D. e Ragazzo sono venuti a cercarmi? Cosa volevano da una come me? Scopare?".
Lo chiedo a Fassbinder chattando dal mio scoglio di fronte alla casa di Shelley. Dice che crede di no. Ma che ci sono uomini che ambiscono ad una donna ideale, ma poi cadono non riuscendo a raggiungere quell'idea.
Poco distante una coppia mi fa strani segni mimando "foto", "foto". Dico: "State dicendo a me? Volete che vi faccia una foto?".
Sono imbarazzati poi lei finalmente: "Dietro di te.. ti sta' facendo un servizio fotografico..". E indica un vecchio con la pancia, i capelli lunghi alla Forattini con in mano un cellulare. Appena capisce che mi sono accorta di lui, scappa. Urlo: "Ma come ti permetti?".
Provo a rincorrerlo tra gli scogli e tutta la spiaggia ride. Scappa. Qualcuno dice "Che tristezza".
Io mi risiedo pensando "Si masturberà con le mie foto in bikini?".
Ma soprattutto: sono ancora la donna delle comiche dell'amore ?

giovedì 21 agosto 2014

Davvero credi che questa sia la realtà?


Otto. Driin. Otto e trenta. Druun. Nove. Dreammm. Ne ho messe tre. Di sveglie. Io che gli orologi li lascio scaricare perché il tempo è un concetto che riesco ad afferrare solo quando corro.
Lì, in gara, "lego" il Garmin al polso. Proprio io che non sopporto "legami" al polso, al collo, alle orecchie, alle dita. Al cuore.
Non porto anelli, orologi, collane. Ho provato. E mi sento soffocare. Stringere senza senso. Perché non ho bisogno di dimostrare o ostentare niente. Fuori.
Quindi resto sull'ultimo suono. Il Dreammm delle Nove. E mi calo giù giù giù... Negli abissi del mio cuore? Delle mie immagini? Del mio inconscio?

Il Garmin lo comprai tre anni fa per correre seguendo un ritmo che fosse reale. Anche se poi in gara è il ritmo del mio cuore che fa correre le gambe.
Il mio cuore è bradicardico. Sembra una malattia o una benedizione per alcuni. Batte lento. Un battito ogni 50 secondi. A volte meno.
Deriva dal greco: βραδύς, bradys=lento e καρδία, cardìa=cuore. Ho il cuore degli atleti.
In pratica, pare, che si senta meno la fatica. Il mio cuore "consuma" meno e rende di più. Con meno battiti al minuto, corro per ore e chilometri.. E in tempo di crisi è davvero una fortuna. Risparmiare almeno in questo.
Battito lento. Orologi spenti. Nessun oggetto presente nel mio corpo, tranne il mio Garmin da gara, che mi riporti a terra. Non in acqua. Non nei fondali di un mare che mi avvolge.

Ho gambe e cuore da donna "strana". Dio avrebbe potuto darmi un paio di tette enormi per farmi apprezzare dal mondo e "salvarmi". Invece mi ha dato un cuore bradicardico e gambe forti su cui reggere il peso della mia complessità.
E tette così piccole che la mia femminilità si avvilisce nell'incontro comune. Perché del mio cuore bradicardico s'innamorano solo i musicisti con l'orecchio assoluto. Quelli che percepiscono il battito costante e anomalo. Pas trop commun.
"Pum".......................................................................................................................................................... "Pum".........................................................................................................................................................."Pum".......................................................................................................................................................... Tra un "pum" e l'altro ci sono pause di riflessione. I silenzi dei miei abissi. E visioni che mi risucchiano. Ecco in quei punti, proprio lì sotto, ci sono quelle immagini che mi attraversano questi giorni. Il mio corpo ne è assorbito di continuo.
Potessi mettere il Garmin anche per afferrare in tempo i miei sogni, le mie poesie ad occhi aperti, il mondo dell'altrove che mi chiama.
Sono sospesa tra due mondi. Tra il mondo di Anna e quello di Lisa. Preferisco restare su due anche se sono pienamente consapevole che se li sposto, mischio, ottengo ulteriori possibilità. Infinite possibilità di mondi tutti plausibilmente reali.

Metto le Saucony. Piove ancora in questa Milano di agosto così diversa. Tutto piange in una decadenza che mi dice: " Davvero credi che questo sia reale? Davvero credi che questa sia la vera vita?".
Questa pioggia che paralizza e impaurisce. Le persone che entrano e escano dalla mia vita. Il lavoro che ti tiene, maltratta e usa. I desideri che cambiano. E la tristezza per questa umanità che soffre.
"Davvero credi che sia reale?".
Gli uomini che ti prendono e lasciano e io che mi faccio lasciare perché non scendo ai compromessi di una visione che tenga. Di una donna che rispecchi una "forma" e che mantenga quell'idea di coppia che si unisce, avvita e non si lascia più. Perché la ruggine intorno la trattiene. La cancrena. E vedi come in un monologo.
E parli veramente da solo.
"Davvero credi che questo sia vita vera?".

Ho sognato due vette. Due anime come due vette che si allungano senza toccarsi mai verso il cielo. Un'anima sono io, nella mia femminilità rinnovata, unica ed autentica nelle imperfezioni.
L'altra è l' Inconnu. Colui che non c'è. Un po'maschile e fragile al punto giusto per correre con me. Bradicardico o no. Con o senza garmin, ma capace di percepire il battito del mio cuore.

"Driiiiiiiiiiiiiiiin". Sono le 19. Non è la sveglia del mio sonno serale. E' Danny. L'amica che mi aveva cercata. Che aveva bisogno di me. Ora l'ho capito. La scenata di gelosia era un grido di aiuto. E' che l'ha fatto in un momento in cui anche io ne ho bisogno. Di urlare. Di gridare aiuto. Ma non ne sono capace... Piuttosto mi nascondo e muoio in silenzio. Da sola nel buio. In una dignità così maschile e ateniese.
E' in ospedale. L'ennesima lite di una convivenza che era il fantasma di una via d'uscita. Perché a volte scambiano l'altro, e gli amori, come dei compagni che ci aiutino a trovare noi stessi. E invece è la solitudine la sola compagna. Ma bisogna essere sufficientemente forti per amarla.
Salgo in auto. Il battito dei tuoni. Metto una salopette da meccanico e salgo sulla mia auto per salvare la mia bella. Ho le ballerine azzurre per far capire che sono il Principe.

"Sto' per andare ad una comica dell'amore. Da blog". Scrivo a John. Che nella sua vacanza ride. Poi penso a me. Al mio essere diventata un po' maschile per sopravvivere in un paese che non riconosce ancora di dover diventare un po' più femminile per un vero incontro d'amore.
Mentre guido, la pioggia allenta piano piano. E mi sembra di vedere le mie vette. In lontananza la speranza di un vero incontro in corsa d'amore.
Sarà il mondo dell'altrove. Il mondo di Lisa.

"Non era la cosa giusta diventare come mio padre. L'ho fatto per anni e ora finalmente ho capito che la soluzione era un'altra".

"E quale sarebbe mio caro?!?" chiede John tra una battuta e l'altra via whatsup..

"Quando la trovo la brevetto. Ti do' una percentuale se vuoi...".

"Accetto! Notte".

Chissà se John dorme con lo slippino leopardato mentre abbraccia quella che una mia amica crede sia un trans...
Un'autentica, colorata e libera vita di genere.
Eppure, addormentandomi ridendo per lo slippino leopardato di John, con Danny accanto che soffre per una liberazione e un nuovo inizio, penso agli U2. E rendo affermativa la loro canzone. As...
With or Without you
I can live
With or Without you
La dualità ha un significato così diverso. Anche gli U2 hanno un altro reale. U3, U4, U5, U6, U7...and so on and on..and on...


lunedì 18 agosto 2014

Donner pour donner

"Vai avanti. Non ti preoccupare".
John mi ha mandato questo messaggio. Qualche giorno fa. E' la risposta a: "Perché si odia chi si discosta dal luogo comune e dai più?".

Stavo rileggendo alcuni scritti. Questi del blog. Soprattutto gli ultimi. Li guardavo come se fossero tanti piccoli ragnetti. E mi sono sentita la donna ragno. Come nel mio sogno. Ho avuto paura e ribrezzo di me ancora.
Sono attorniata e circondata da donne e da maternità "normali". Da storie e relazioni che si delineano sull'onda del "normale" e del "sociale". Degli orari e dei pensieri che ti portano lì o là. Chissà che luogo ha tutto ciò.. E se sono i luoghi giusti questi imposti.
Sono circondata da ciò che poi in fondo mi ha sempre fatto paura.
Avvolta in qualcosa che ancora sfuggo e rifuggo e mi sfugge a sua volta nell'importanza. E nell'essenza di questa vita.

Ho avuto paura, questa paura.. che ti prende all'improvviso per ciò che ti avvicina alla verità. Alla tua verità. A un limite o ad una fine. O ad una delle tante morti necessarie per andare avanti.
E ieri ne ho avuta delle parole. Le mie. Scritte in libertà.
Tutto quello che scrivo è vero nel momento in cui le mie dita iniziano a scrivere rapide sulla tastiera. Ho imparato a scrivere, tecnicamente su una tastiera, al giornale. Là dovevo redarre rapidamente per la chiusura delle pagine. Così i miei pensieri riescono a fluire rapidi e ad incidersi sulla "pagina" virtuale. Nell'immediato. Che è il più vicino alla vita possibile. Anche se muoio sempre un po' in ogni parola per riviverne in altre. Subito dopo. In un flusso continuo di coscienza inconsciente. Nel tentativo di raggiungere l'essenza.
Talvolta con errori. Perché la frenesia delle mie parole che sgorgano dall'anima si scontrano con il limite del corpo.
Chissà che non demandiamo all'informatica risorse che sono dentro di noi in fondo.

C'era il mio nipotino questi giorni. Ride sempre e ha la gioia di vivere in libertà che da adulti dimentichiamo. Chissà perché. Dovremmo tornare tutti così e non permettere che il sociale o le regole che vengono da un meccanismo, che non ha niente a che fare con l'amore, ci riducano a zombie. Come diceva Carmelo Bene.
Ho rivisto alcuni suoi video questi giorni. Su youtube. "L'uno contro tutti" al Costanzo Show e altre vecchie partecipazioni. Credo sia stato uno degli intellettuali più geniali del nostro tempo. Insieme a Pasolini. Almeno per me.  Nella novità e nel coraggio di dire cose scomode, che esistono e sono vere, ma che non si ha il coraggio di vedere o ammettere. Costa vita vera vederle.
Le sue provocazioni divertite sono portate con una teatralità irripetibile ed unica. Com'è unico ognuno di noi.
Non dovremmo perdere la nostra unicità per adeguarci ed essere vinti da chi ci vuole morti. Io spero che il mio nipotino non perda la sua unicità e si cerchi in questa vita.
Come zia non permetterò, per quanto mi sarà possibile, che muoia la sua vera essenza e che tenga viva la fiamma del bambino che è in lui. Per divenire un essere umano migliore. Da adulto.

"Perché mai dovrei desiderare di diventare madre?". L'ho chiesto a Fassbinder ieri. E ne ho parlato tanto anche con John. La maternità in senso classico è argomento complesso per me.
C'è chi parla d'istinto. Il famoso orologio biologico.
Sarebbe ora anche per me. Dicono. Ieri sono venuti a trovare il mio nipotino i genitori di Othello. La madre di Othello mi adora. Ora mi ama molto. Ora. Vede una forza e un valore perché in un momento difficile della sua vita io c'ero. Nella presena di spirito. Ma è la mia funzione?
Forse un valore aggiunto. Forse una delle poche cose positive della mia esistenza. Non so cucinare. Ho un pessimo carattere. Rispondo male. Ho orari completamente poco uniformi e poi vivo la notte, perché è il tempo rubato al giorno, le mie passioni e i miei desideri.
E lei per tanto tempo proprio per questo, come tanti, non mi tollerava. Ma c'è stato un momento complesso, legato alla morte, in cui io c'ero. E in quel buio la mia presenza l'ha aiutata. Me lo dice sempre.
 Come me lo dice mia madre. Mio fratello e le persone, le amiche, gli amici che riconoscono questo aspetto. Sono pochi. Sono i più veri. Alcuni mi hanno rincorsa questi giorni in cui non credo più in me. Per scrollarmi. Farmi tornare.
Tuttavia, mi chiedo quale sia il mio senso. Negli incontri. Nelle relazioni. E cosa io possa dare.
Di contro io ho bisogno di essere riportata a terra. Nei miei viaggi interplanetari. Da chi ha occhi diversi.
E mi chiedo: "Può una donna come me, che viaggia altrove, che ha tanti interessi, che non è "calma", che corre dentro e fuori... può una "strega" come me diventare madre?".
L'ho chiesto a Fassbinder. A John tante volte. John mi ha sempre detto che mio figlio viaggerà con me. Che mi vede in movimento, come in fondo sono. Il mio piccolino in spalla.  Sulla mia barca in oceano aperto.
Ma sarà sempre amore? Sarò in grado di amare o per amare bisogna rispettare dei canoni? E un uomo, perché di fare un figlio in provetta come una cavia da laboratorio non voglio proprio, potrà finalmente vedermi "idonea"? O devo cammuffarmi da mogliettina tonda, calma e giudiziosamente infida?

Ma soprattutto.. Perché desiderare di essere madre? Mi sono autoconvinta di essere una madre diversamente abile. O una madre con una diversa normalità. Perché ogni cosa che ho scritto o che ho generato e dato al "mondo", agli altri, come la Mala per esempio.. ecco.. questi, per me, sono figli.
Anche la pagina che si sta' creando in questo momento è un figlio che do' in pasto all'altro. Che potrà avere facoltà di amarlo, rinnegarlo, cancellarlo o sputarci contro.
E ne ho piena responsabilità. Io parto da questo. Dal senso di "non appartenenza". Non mi appartiene questa pagina. Dal momento in cui esce dalle mie dita e dal mio spirito o dal mio "amore", non è più mio.
Non ho alcuna autorità se non la responsabilità di lasciarlo andare nella vita. Nel flusso. Posso solo esserci. In una guida silente e presente, ma senza pretese di plasmarlo. Vive già da sé.
Questa pagina e queste parole hanno già vita propria. Esiste non per me. Ma per sé. O di per sé.
Così un figlio che uscirà dal mio ventre. Non sarà mio. Ma di se stesso. Lo accoglierò e guiderò finché non avrà sufficienti ali e forza per camminare da solo.
Ma non sarà mio. Né getterò su di lui le mie insicurezze, paure, desideri repressi e tutte quelle robe che uccidono chi è altro da me. Preserverò la sua unicità. Potrò essere la sua "levatrice" perenne.
Perché la sua essenza si manifesti e viva come un dono per chi incontrerà.
Allora perché diventare madre se non ho esigenza di affermarmi nel ruolo e pubblicarlo nell'etere? Perché diventare madre se non ho la smania di dire "Ecco: io sono la madre di.."?

Mi sono data ed ho amato Pepe con tutta me stessa, senza volere niente in cambio se non amore e quella maternità.. e dopo anni: "Non ti vedo come la madre dei miei figli".
Sono morta in quella frase.
Mr. D. "non ti vedo adatta. Fai troppe cose. Sei troppo irrequieta..". Othello uguale. Mentre mi amano le loro madri. Ora.
Come se per dare alla luce un figlio sia necessario essere morte e ferme. E' necessario esserlo? Controllabilmente ferme e tranquille?

Perché quindi attraversare la maternità e la paternità?

"Perché se dai a un bimbo, dai al mondo. Non ti toglierà l'arte un figlio, ma la alimenterà.. Non bisogna trasformarsi in casalinghe disperate e assassine. Per le tue smanie e l'irrequietezza, basta darti un po' di Retalin.. ".

Me l'ha detto Fassbinder. E' un uomo. Ironico e in cammino. In una ricerca costante.

"Ma quella donna che ho incontrato ieri a casa tua, non è tua figlia. Annalisa non è tua figlia. I suoi genitori sono morti quando era piccola". Questa frase l'ha detta mia nonna a mio padre. La madre di mio padre gli ha detto questo.
E nella malattia, l'alzheimer, che l'ha presa all'improvviso, ha detto una verità. Mi riconosce in quanto Annalisa e donna. Nel viso che somiglia a quello di quella bambina, ma che è altro. Ha vita propria e non appartiene a una madre o a un padre.
Nel "non ricordo" di ciò che eravamo, esistiamo. Nell'abbandono dell'idea del padre e della madre come proprietari della nostra anima.
Solo pensandoli simbolicamente morti, possiamo rinascere veramente. In una verità.

Perché ci sia il miracolo del dono puro. Donner pour donner, c'est la seule façon d'aimer.
Lo cantava anche Elton John. Nel video ha lo stesso  cappellino di mio nipote. E la stessa espressione libera di chi è felice di perdersi negli altri, nel mondo, nella vita. E di esistere.