mercoledì 23 aprile 2014

Io odio



Io odio.
Io odio  gli orologi. Mi mettono ansia. Il tempo è un concetto che annego.
Le mie ore, i minuti, i secondi esistono solo dentro di me. 
Cammino per la strada con la testa fra le nuvole. Vivo in un mondo altro. E' sempre stato così.
Anche da piccola, mi nascondevo in qualcosa di parallelo che sfuggisse ad una sorta di violenza del reale.
C'è stato un momento forse in cui questo passaggio è avvenuto. Almeno credo. Poi tutto si è come riequilibrato incontrando un "amore". Per quanto questa parola pare io la usi oltremodo. Così mi ha detto una persona.
La mia ricerca e uso o abuso della parola "amore" irrita i più o chi si avvicina a me perché da quell' odore è attirato e nauseato subito dopo.
E di quell'amore mi priva o mi castiga. Come oso in fondo?
Meglio vivere di orologi, di corse e minuti. O del tempo o dell'idea di tempo. E cibarsi di chimica o sintetici elementi che cercarli dentro di noi per raggiungere quella forza che da' un senso ai minuti, ai secondi, ai giorni che ci scorrono accanto senza afferrarli mai.
Io odio il mio corpo che mi parla e urla mentre la mia educazione lascia che altri lo attraversino senza rispetto.
Io odio le mie padelle bruciate in un tempo che non ho trattenuto, presa a vivere nella mia scrittura e nella mia vita parallela.
Io odio chi si avvicina alla mia vita pretendendo d'introdurmi nella sua cambiando le mie complessità per piegarle al suo desiderio.
Io odio me stessa nell'accettare e comprendere o giustificare chi fa solo perdere quell'unico tempo pieno di senso della mia vita. E lei ha un limite. Rinchiusa tra due punti sicuri di cui ignoro il secondo. Quel finale che non sarà sicuramente un "happy end" e mi spaventa.
Io odio non sapere odiare chi mi ha fatto del male senza esserne consapevole e senza chiedermi perdono. Chi mi ha privato della fiducia, l'unico vero compromesso per un'esistenza piena e ricca di tempo e momenti da ricordare.
Io odio questa mia bontà che mi annulla e mi fa stare tra le braccia di chi non sa amare e odia la mia ricerca del senso e della disciplina che ha solo chi sa amare.



 

martedì 4 marzo 2014

Indovina chi viene a cena?

Sei il sintomo. Lì in mezzo al mio corpo. Esattamente nel centro. Da lì mi parli. Destabilizzi. Allontani dal mondo e dagli altri. 
Sei figlia dell' an-amore. O dell'incapacità. Sei la mia cartina al tornasole. Ho foto di te ovunque. E non riesco a guardarti. Ma ti sento. Ti fai sentire nella mia emotività. In ogni incontro sbagliato. Tu sei lì, sempre in agguato.
Arrivi acida e mi dici: " No, no..  questo qui non va proprio bene". Ma io non ti ascolto mai.
Allora tu ti ribelli e mi fai male al punto da invadermi i polmoni e ridurmi ad uno straccio. Febbricitante. Immobile. Senza vita.
Ma... mi trascino giù dal letto. Sempre. Come un'amazzone. Urlandoti: "Non mi avrai! Maledetta!". Che ci sia amore anche in questa lotta perenne? 
Magari in un dialogo con te potrebbe esserci. Se io ti ascoltassi, forse inizierebbe un percorso d'amore. Ho sempre pensato che solo con il femminile potrei effettivamente avere un incontro. Sarò lesbica?
Eppure sono anni che facciamo a pugni.
Prima o poi mi ucciderai. Lo so. Lo sento. Nel sonno. Mi manderai su fiumi di acido, per sciogliermi nella notte.
Io non so amare! Vuoi che lo dica? Vuoi che lo urla nella notte prima che tu venga a tormentarmi ancora?
Ecco, io non so amare. Per questo sei viva. Per ricordarmelo. Sei la mia coscienza. 
Esco a cena nel terrore. Mi siedo al ristorante e la lotta è tra te e l'altro. Davanti al menu sudo come agli esami universitari. "Cosa posso scegliere?" . E penso che se scegliessi la solita insalata con pesce al vapore o un primo poco condito senza fritti .. penso che se finissi per non scegliere pietanze eroticamente suadenti ed intriganti, l'altro potrebbe annoiarsi... Allora scelgo il peggio. Scelgo il desiderio dell'altro. Per paura di non essere accettata o di non piacere. O di essere esclusa. 
E mentre sughi, fritti o dolci scivolano giù nella mia "anima".. tu inizi a ribellarti. E a casa, la notte, sarò comunque sola. Con te. 
Lui, l'altro, l'uomo, l'idea che mi DEVE accettare, sarà soddisfatto. Ma io? Io sarò a fare i conti con te. Il mio sonno in fuga e la consapevolezza di non sapere ancora amare. 
Di non sapere ancora scegliere ciò che è bene per me. Di scegliere per fare piacere agli altri. E tu sei lì per ricordarmelo. 
Quando ti nutrirò del giusto, non parlerai più. Forse guarirai e scomparirai. Ma per ora sei lì, a ricordarmi di amare di più. Di essere di più. Sei lì, nel centro, addosso a me.
Siamo due vocali che s'incontrano e non riescono ad amarsi nello stesso corpo. Sei un'ernia. Il mio ricordo. Il mio presente iatale. Ti amo, Ernia mia. Mia adorata Ernia Iatale.


lunedì 3 marzo 2014

13.11: Minaccia di frana su Via dell'Amore.



Lavoravo al giornale quando inaugurarono "La via dell' Amore". Pagine e pagine su Il Secolo XIX... e solo per una passeggiata tra Riomaggiore e Manarola.
Giravo con la mia salopette in redazione e l'aria da numero primo. Tutti felici per le copie vendute.. Mentre io ero infastidita dalle coppie che ci avrebbero "comprato".
Mi sarei ritrovata invasa da turisti idioti. Pronti a farsi fotografare tra baci e scatti in posa. La mia terra così selvaggia.. e solitaria. Come me. Nata sotto il segno dei numeri primi.
La via dell'Amore. Ecco. Per protesta non l'ho mai percorsa. Ci sono tanti altri punti più belli nella MIA terra. Le MIE Cinque Terre.
Che "bella" la mia mentalità del possesso. Tipicamente ligure. Eppure mi "sono portata via" per adeguarmi. Cambiarmi. Aprirmi. E così è stato. Eppure, io, quella Via, non l'ho mai percorsa.
Forse perché nel reale non ho ancora percorso la via dell'Amore? Magari è per questo che quel simbolo mi pare così violento. Innaturale. Come il ricreare un percorso nella "roccia" di una terra che non è gestibile. Selvaggia appunto.
Oppure non l'ho mai percorsa perché io mi vanto di essere un numero primo. In matematica "un numero primo è un numero naturale maggiore di 1 che sia divisibile solamente per 1 e per se stesso. Al contrario, un numero maggiore di 1 che abbia più di due divisori è detto composto.".
Ebbene. Mi presento. Io sono 13.11. E sono divisibile solo per me stessa. Non sono mai stata composta. Neanche a tavola. Mai a scuola. Finivo sempre fuori della porta. E mi sgridavano perché leggevo mentre mangiavo o sedevo "scomposta". Anche l'unica frattura vissuta, al polso, fu "scomposta".
Ecco: io l'amore composto non l'ho mai trovato. Sono un cerchio. Perché mai un altro numero dovrebbe dividermi? O io dovrei dividermi in lui?
Ma un numero primo può amare ed essere amato da un altro numero senza esser diviso, squartato dall'Altro perdendo se stesso e la propria identità di essere numerico?
Me lo sono chiesta tante volte. Ma finora ho incontrato solo avidi numeri che desideravano comporsi con e attraverso di me. Decompormi. Sottrarmi per moltiplicarsi. Per dividermi, infine, e cambiarmi dopo un uguale senza possibilità di ritorno.
Sono un numero primo. Vogliate amarmi per la mia indivisibilità. O franerò per questa via. Per naufragar dolcemente nel mio mare...


venerdì 21 febbraio 2014

Dove finisce la Comica ed inizia l' Amore?

     
         "Se saprai starmi vicino,
          se potremo essere diversi,
          se il sole illuminerà entrambi
senza che le nostre ombre si sovrappongano,
se riusciremo ad essere "noi" in mezzo al mondo
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.

Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo
e non il ricordo di come eravamo,
se sapremo darci l'un l'altro
senza sapere chi sarà il primo e chi l'ultimo
se il tuo corpo canterà con il mio perchè insieme è gioia...

Allora sarà amore
e non sarà stato vano aspettarsi tanto." - PABLO NERUDA.
eriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-5643>

Viaggi tra video, ideologie, libertà o pseudo tali e poi, per caso, m'imbatto in una poesia. Nella Poesia.
Che da sempre sintetizza i colori che tentano di uscire dalla mia ... anima?
Quella cosa inconsistente che tento di elevare, ma che derido in deliri di pseudo amori, fuggendo da me stessa e dalla poesia, come questa.
E' entrata pungente, vera, dritta al cuore. Ho anche pianto. Perché non dirlo?
Sarebbe più semplice far finta di niente. Dire che non esiste. Sarei più "figa". Magari a tratti più felice omologandomi ad una felicità che non m' appartiene.
Ho pianto perché riconosco amore lì. In quei versi. Tra quelle note. Ci sono anch'io. Lì dentro. Ma non è più di questo tempo. Fatica a trovare la sua voce, il suo posto.
Anacronistica. Io. Magari "condannata" ad un perenne autentico "solo". Eppure autentico.
E l'autenticità è piena. Non è solitudine. Ha qualcosa a che vedere con ... l' Amore?  

venerdì 14 febbraio 2014

Birdwhatching: chi è caduto nella passera?



Sei caduto nella trappola?
Dì la verità...
Il gioco qui è molto semplice: chi riesce ad ascoltare il senso ed il contenuto, profondo, delle parole di Valentina Nappi ( pornostar napoletana) senza cadere in tentazione?
Siamo onesti: il media attraverso cui tenta di veicolare il testo è più forte del testo stesso.
Un amico mi ha presentato questo video in una provocazione. Per la mia visione "anacronistica" della donna, della questione femminile e della sessualità. Chiaramente.
Mia prima reazione al video: non riuscivo a smettere di ridere. Si capisce che Valentina è stata messa lì, con le gambe aperte, e con un testo imparato a memoria scritto da un uomo.

sabato 8 febbraio 2014

Moana Pozzi: morte di un'autentica.



L'autenticità non è "Made in Italy". O non ancora. O non più. Perché è un problema di autenticità. La verità spiazza, impaurisce e fa scappare. Così ci accontentiamo, spesso, delle ombre di noi stessi. O dei fantasmi delle nostre scuse. Ho sempre ammirato, nella mia timidezza, una donna come Moana Pozzi. Di un'intelligenza e un coraggio rari per un'Italia ancora imbevuta di preconcetti e ipocrisie. Questo video ha una verità disarmante ancora adesso. Dove le donne sono o Sante o Puttane.

giovedì 16 gennaio 2014

Me cago en el amor

Potenza e sintesi della musica e del testo canzone. In soli cinque minuti e una manciata di secondi tutta la comicità che sta' nel dramma, anzi drammone, vuoto, di ciò che si pensa e ci hanno abituati a definire amore. Legato ad un altro o ad un'altra.




Lui, lasciato da una lei, scopa tra bambole di plastica, parrucche e sguardi finti, enunciando queste parole.